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“Sparita la Tenda si vide la Scena, tutta mare..."
Il 6 maggio 1637 si celebra uno dei momenti più grandi della storia culturale veneziana e mondiale: la nascita dell'opera pubblica.
Non si conosce la data esatta in cui fu rappresentata per la prima volta L’Andromeda, ma la richiesta fu tale che il libretto fu pubblicato pochi mesi dopo la messa in scena originaria insieme a un’appassionata illustrazione dei magici effetti speciali resi possibili grazie a macchine di scena e scenografie. Il libretto è datato 6 maggio 1637, data che abbiamo scelto per celebrare la nascita dell'opera a Venezia.
Amiamo il concetto di tempo e di luogo, quindi immagina l'opportunità che abbiamo ora di ricostruire il Teatro San Cassiano originario del 1637 e di mettere nuovamente in scena questi grandi drammi per musica proprio nel teatro a cui appartengono, per restituire finalmente a Venezia il primo teatro d'opera pubblico al mondo e permettere alla magia di ricominciare!
IL PRIMO LIBRETTO
Infatti, se mai la magia, la passione e la comprensione di un momento storico sono state infuse in un testo, ciò accade qui. Non è il primo libretto della storia, ma fu il primo per un teatro d’opera pubblico. Questa è la storia in divenire.
Il testo può essere letto per intero cliccando sull'immagine sottostante, ma le prime righe bastano per rendere l’idea:
“Sparita la Tenda si vide la Scena, tutta mare; con una lontananza così artifitiosa d’acque, e di scogli, che la naturalezza di quella (ancor che finta) movea dubbio a’ Riguardanti, se veramente fossero in un Teatro, o in una spiaggia di mare effettiva. Era la Scena tutta oscura, se non quanto le davano luce alcune stelle; le quali una dopo l’altra a poco a poco sparendo, dettero luogo all’Aurora, che venne a fare il Prologo. Ella tutta di tela d’argento vestita, con una stella lucidissima in fronte, comparve dentro una bellissima nube, quale ora dilatandosi, hora stringendosi (con bella meraviglia) fece il suo passaggio in arco per lo Ciel della Scena. In questo mentre si vide la Scena luminosa a par del giorno. Dalla Signora Madalena Manelli Romana fu divinamente cantato il Prologo: dopo del quale s’udì de’ più forbiti Sonatori una soavissima Sinfonia; a questi assistendo l’Autore dell’Opera con la sua miracolosa Tiorba. Uscì di poi Giunone sovra un carro d’oro tirato da’ suoi Pavoni, tutta vestita di tocca d’oro fiammante, con una superba varietà di gemme in testa, e nella corona. Con meraviglioso diletto de’ Spettatori volgeva a destra, ed a sinistra, come più le piaceva, il carro. Le comparve a fronte Mercurio. Era, e non era questo Personaggio in machina. Era, perché l’impossibilità non l’ammetteva volatile; e non era, poiché niun’altra machina si vedea, che quella del corpo volante. Comparve guernito de’ suoi soliti arnesi, con un manto azurro, che le giva svolazzando alle spalle. […] In un istante si vide la Scena, di maritima, Boschereccia; così del naturale, ch’al vivo al vivo ti portava all’occhio quell’effettiva cima nevosa, quel vero pian fiorito, quella reale intrecciatura del Bosco, e quel non finto scioglimento d’acque. Comparve Andromeda con il seguito, di dodici Damigelle, in habito Ninfale”.
Questo dramma per musica (di Benedetto Ferrari,librettista, e Francesco Manelli, compositore) accese una miccia che a Venezia innescò un’esplosione, la quale a sua volta condusse a una storia di passione viva ancor oggi. Fu il punto di partenza dell’opera pubblica e segna l’inizio del suo viaggio verso il genere che conosciamo e amiamo oggi.















