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Buon compleanno e tanti auguri a Claudio Monteverdi: il “creatore della musica moderna”, il “divin Claudio”
Infatti, Monteverdi venne battezzato a Cremona il 15 maggio 1567, ma capisci cosa intendiamo.
La prima tappa importante della carriera del "divin Claudio" fu a Mantova, gioiello del Rinascimento, alla corte dei Gonzaga. Fu qui che si mise in luce componendo soprattutto dei madrigali (importantissimi i libri Quarto e Quinto, pubblicati nel 1603 e 1605) e, oltre ad altro, le musiche per L’Orfeo, il primo capolavoro del genere operistico ancora in fasce, su libretto di Alessandro Striggio junior. Ne L’Orfeo si fondono infatti il meglio della più recente tradizione vocale e strumentale, le molte caratteristiche pionieristiche del melodramma, la cultura della corte, il clima della Controriforma.
Terminato l’impiego a Mantova, Monteverdi si trasferì dunque a Venezia con l’incarico di maestro di cappella in San Marco. Oltre a molto altro, vide qui la luce il Combattimento di Tancredi et Clorinda, eseguito per la prima volta in Palazzo Mocenigo, nel carnevale 1624. Il testo, di straordinaria fattura poetica e forza evocativa, è opera di Torquato Tasso.
Da un punto di vista più generale, il fatto che questo lavoro—ibrido e con una forte vocazione teatrale—venne rappresentato per la prima volta in un palazzo patrizio veneziano rende inevitabile pensare contestualmente sia alle dinamiche interne del mondo teatrale di Venezia, sia alle vicende del genere operistico in quei primi decenni del Seicento. Poco più di un decennio più tardi, com’è ben noto, il Teatro San Cassiano aprì nel 1637 le sue porte a un pubblico pagante che poté così assistere a L’Andromeda di Benedetto Ferrari e Francesco Manelli.
La parabola creativa di Monteverdi come operista—una parabola che non conosciamo completamente, tra l’altro, dato che alcune opere non ci sono pervenute—si concluse dunque con altri due capolavori: due opere che l’ultrasettantenne Monteverdi scrisse specificamente per il sistema veneziano dei teatri d’opera pubblici. La prima, Il ritorno di Ulisse in patria, su testo del veneziano Giacomo Badoaro, venne messa in scena per la prima volta nel 1640 (se fino a qualche tempo fa si riteneva che quest’opera fosse stata rappresentata al Teatro San Cassiano, oggi il consensus fra i musicologi propende invece per il Teatro Santi Giovanni e Paolo).
L’ultima opera fu La coronatione di Poppea (più nota come L’incoronazione di Poppea), andata in scena nel 1643—l’anno della morte di Monteverdi—al Teatro Santi Giovanni e Paolo. Il libretto è di Gian Francesco Busenello, lo stesso autore dei libretti Gli amori d’Apollo e di Dafne (1640) e La Didone (1641), entrambi musicati da Francesco Cavalli per il Teatro San Cassiano.
Claudio Monteverdi percorse dunque nell’arco della sua vita, da figura di primo piano, l’intero tragitto dall’opera di corte all’opera pensata per i “Theatri publici chiamati vulgarmente del soldo” (per citare Fabrizio Carini Motta). Un tragitto che, da un lato, fece affermare in ambito musicale sia dei luoghi specifici (i teatri all’italiana), sia un modello commerciale (tramite l’acquisto di un biglietto d’ingresso) che ebbero enorme fortuna nei secoli a venire; dall’altro, un tragitto che ci conduce da molti punti di vista al cuore del progetto del Teatro San Cassiano, all’interno del quale Monteverdi sarà uno dei grandi protagonisti.
Dr STEFANO PATUZZI
Teatro San Cassiano














